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lunedì 9 settembre 2013

Norwegian wood



Salve a tutti!

Dopo qualche giorno di vacanza in montagna ritorno tra voi con un nuovo "consiglio di lettura".
Sì, lo so...!
Il romanzo "Norwegian wood" di Haruki Murakami è già apparso tra queste pagine, in veste di romanzo vincitore della "tenzone letteraria" per il "Gruppo di Lettura settembrino" di Goodreads.com.
Ebbene...
Tenendo ben poco fede ai tempi fissati per la lettura, ieri ho terminato la lettura di "Norwegian wood". Questo "evento epocale" è stato reso possibile dal fatto che io avevo deciso di anticipare i tempi, visto che mi conosco e non sono propriamente un fulmine nel leggere e che ben difficilmente riesco a reggere tempi troppo stretti di lettura.
Beh...
Che posso dire di "Norwegian wood" salvo che ve ne straconsiglio la lettura in quanto pochissimi altri libri prima di questo mi avevano catturato, deliziato e fatto provare l'insopprimibile desiderio di ricominciarne la lettura non appena conclusi?
La vicenda è "giocata" su diversi piani temporali ed infatti Murakami fa non pochi salti nel tempo però è proprio questo continuo riandare ai ricordi e questo suo immergersi ed al tempo stesso immergere il lettore nei ricordi di Watanabe, il protagonista del romanzo, a catturare il lettore e a non lasciarlo più andare via.
Watanabe è, oltre che il protagonista di "Norwegian wood", anche la figura più drammatica dell'intero romanzo.
Questa mia affermazione potrà sembrare eccessiva se non assolutamente insensata a quanti conoscessero il romanzo e sapessero che alcuni dei protagonisti, per così dire, secondari del romanzo scelgono il suicidio come unica soluzione ai propri problemi e dolori ma lasciatemi spiegare il motivo di questa mia affermazione. Ho detto che Watanabe è il personaggio più drammatico di "Norwegian wood" perchè, alla fin fine, è l'unico a restare "impantanato" in una palude fatta di rimorsi e presunti doveri che gli impediscono di essere felice e di rendere felice l'unica ragazza, o meglio l'unica giovane donna, della sua vita che gli chiede unicamente di aiutarla ad essere felice: l'anticonformista e per certi versi spregiudicata, almeno all'apparenza, Midori.
L'essere "personaggio drammatico" di Watanabe si protrae fino alla fine del romanzo; persino quando, nelle ultimissime righe di "Norwegian wood", lui sembra ormai deciso a cercare la felicità con Midori, l'autore ce lo presenta sperso e spaesato mentre, in una cabina telefonica nei pressi di una stazione ferroviaria, telefona a Midori.
Watanabe, forse troppo abituato ad essere il "terzo" di tanti gruppi, a partire da quello formato lui, Kizuki e Naoko ai tempi del liceo, quando si trova ad essere "solo" il secondo elemento di una coppia, come con Midori, si trova spiazzato e spaesato a tal punto da non riuscire a "giocare fino in fondo" quella partita a due.
In "Norwegian wood" il dramma di Watanabe è dovuto, forse principalmente, ai "non detti". Per esempio: se solo Watanabe fosse riuscito a confessare a Midori che "l'altra donna", della quale Midori era ben conscia, non era una misteriosa ed esotica signora ma una vecchia amica con seri problemi di carattere mentale e nervoso forse la vicenda sarebbe potuta andare diversamente e magari avrebbe potuto anche avere il lieto fine, netto e deciso, che i personaggi, soprattutto Midori, meritavano.
Considerando però che "Norwegian wood" è un romanzo alquanto introspettivo e "personale", dedicato, tra gli altri, "agli amici che non ci sono più", forse è giusto che le cose siano andate come sono andate e comunque questo non toglie un microgrammo alla bellezza incredibile di "Norwegian wood"!

Grazie a tutte e tutti voi per la pazienza e l'attenzione e scusatemi se mi sono dilungato eccessivamente! :)

Buona notte e Buona lettura! :)
Arrivederci alla prossima! :)

Con simpatia! :)