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mercoledì 4 settembre 2013

Quaderni di Serafino Gubbio operatore



Salve a tutti!

Quello che vi presento in questo intervento sul blog è una via di mezzo tra un "consiglio di lettura" ed un "commento in corso di lettura". In questo periodo infatti sono piacevolissimamente immerso nella lettura dei "Quaderni di Serafino Gubbio operatore" di Luigi Pirandello. Quest'opera pirandelliana, che io avevo scoperto ai tempi della scuola e che ora ho riacquistato, in versione ebook, nell'edizione della Newton Compton è una delle più "lungimiranti", forse la più lungimirante, del Grande Scrittore Siciliano.
Nei "Quaderni di Serafino Gubbio operatore" infatti Pirandello descrive, seppur ancora "in piccolo" visto che l'opera risale al 1915, la "deriva" che porterà l'uomo e l'arte ad essere asserviti alle macchine.
In questa edizione della Newton Compton i "Quaderni di Serafino Gubbio operatore" sono pubblicati insieme a quello che è uno dei più noti romanzi di Luigi Pirandello, ossia "Uno, nessuno e centomila".
Ove nella realtà quest'ultimo romanzo è successivo ai "Quaderni di Serafino Gubbio operatore", nel volume della Newton Compton, "Uno, nessuno e centomila" è il primo romanzo a comparire. Questo può sembrare, a tutta prima, una pensata per consentire al romanzo più noto di trainare il meno noto tra i due. Invece leggendo i "Quaderni di Serafino Gubbio operatore" si capisce che la scelta degli editori è molto oculata. Nei "Quaderni di Serafino Gubbio operatore" infatti tornano le tematiche sviluppate appieno in "Uno, nessuno e centomila".
Vi compaiono infatti considerazioni circa l'essere persone diverse a seconda di chi ci osserva ed anche le considerazione su chi siamo veramente. Ove questo secondo aspetto in "Uno, nessuno e centomila" è visto dal punto di vista dell'essere privato e personale, nei "Quaderni di Serafino Gubbio operatore" questo aspetto è inquadrato dal lato professionale. Il protagonista nonchè voce narrante del romanzo infatti si chiede quale sia il suo ruolo nel lavoro. Lui stesso si definisce niente altro che "una mano che gira una manovella". Serafino Gubbio si burla della sua professione di operatore cinematografico in un altro senso; dicendo di essere un operatore ma avvertendo i lettori che questo suo essere un "operatore" non sottintende che egli operi in chissà quale maniera sopraffina ed eccelsa.
Un'ultima nota riguardante il titolo del romanzo pirandelliano. Quando uscì, nel 1915, il romanzo aveva come titolo "Si gira", mutato poi dieci anni più tardi, nella nuova edizione del 1925, nel titolo "definitivo" e tuttora in uso di "Quaderni di Serafino Gubbio operatore". La scelta del primo titolo può sembrare un accenno alla professione del protagonista, la citazione di una frase, "Si gira" appunto, pronunciata chissà quante volte da Serafino Gubbio durante lo svolgimento delle proprie mansioni di operatore cinematografico. Invece vi è qualcosa di molto più "sottile" dietro quel primo titolo.
E' vero!
Può darsi che il titolo si riferisca anche a quanto ho appena detto ma si riferisce anche, più direttamente e personalmente, al protagonista del romanzo; "Si gira" è infatti il nomignolo che un attore della casa cinematografica ha affibbiato, bonariamente s'intende, a Serafino Gubbio.
Leggetevi questo "duetto" di romanzi pirandelliani e godeteveli nel loro essere fonti di continue ed innumerevoli riflessioni Non ve ne pentirete, ve l'assicuro!

Grazie infinite a tutte e tutti voi per la pazienza e l'attenzione e arrivederci alla prossima!
Buon pomeriggio e Buona lettura!

Con simpatia! :)