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martedì 16 settembre 2014

Con molto sentimento

Salve a tutti!

Oggi voglio tornare a parlare di libri e lo faccio partendo da una raccolta di interviste che sono talmente belle e magistrali da essere, più che normali interviste, dei veri e propri ritratti. Infatti da tutte queste interviste emergono, in tutta la loro umanità, umanità non sempre gradevole v'è da dire, i personaggi che Oriana Fallaci, la grande scrittrice e giornalista italiana della quale ieri è caduto l'ottavo anniversario della morte avvenuta, dopo una lunga malattia, a Firenze il 15 settembre 2008, si trova ad incontrare ed intervistare. Le interviste in questione sono state poi raccolte nel volume "Gli antipatici", titolo dettato non tanto dall'essere antipatici dei personaggi intervistati per motivi caratteriali ma per l'esserlo a causa della loro iper esposizione mediatica.



L'intervista che voglio raccontarvi, o meglio sintetizzare qui, la penultima del volume, è stata fatta ad una persona per la quale, come spiega la Fallaci in chiusura dell'introduzione all'intervista stessa, "il titolo di questo libro... si addice così scarsamente". La donna intervistata da Oriana Fallaci nell'intervista il cui titolo ho ripreso anche nel titolo di questo nuovo intervento è Natalia Ginzburg, nata Natalia Levi, autrice, tra gli altri, del romanzo autobiografico "Lessico famigliare". Perchè ho scelto di iniziare la lettura de "Gli antipatici" partendo dal fondo (o quasi)? La risposta è semplice. Ho iniziato dal ritratto di Natalia Ginzburg principalmente per due motivi. Il primo è dato dal fatto che, nell'introduzione, ho letto che questa intervista era particolarmente affettuosa e, in secondo luogo, perchè qualche giorno fa alla nostra bibliotechina, la casetta dei libri situata in Piazza Campello, ho preso una copia proprio di "Lessico famigliare" ed ero curioso di saperne qualcosa in più prima di accingermi a leggerlo.


L'intervista a Natalia Ginzburg è particolarmente affettuosa in quanto la scrittrice e politica italiana, vincitrice tra l'altro del Premio Strega nel 1963  proprio per "Lessico famigliare", ricorda ad Oriana Fallaci una propria zia e gliela ricorda anche durante la serata nella quale si aggiudica il Premio Strega, quando "posò pei fotografi con l'assegno teso tra le mani". Le ricordò, in quel frangente, la zia quando, un giorno, al Luna Park, vinse un servizio di piatti e bicchieri. In questa intervista, che comincia col ricordo di quando la Fallaci, all'epoca studentessa di liceo, comprò, coi soldi delle tavole logaritmiche, una copia di "È stato così" emerge Natalia Ginzburg in tutta la sua umanità. In questa intervista Natalia Ginzburg svela, tra l'altro, ad Oriana Fallaci come "Lessico Famigliare" sia nato per caso. Avrebbe dovuto essere solo un racconto di poche cartelle che poi si è andato via via sempre più dilatando fino a diventare il romanzo che tutti conoscono. Un altro dei passaggi dell'intervista "Con molto sentimento" che voglio ricordare qui, uno dei tanti che io ho segnato con delle linguette segnalibro, è quello nel quale Natalia Ginzburg dice ad Oriana Fallaci che "Non si dovrebbe mai metter da parte soldi, sentimenti, pensieri: perchè dopo non si usano più". Un'ultimissima annotazione che voglio condividere con voi, tratta dall'intervista di Oriana Fallaci a Natalia Ginzburg è quella nella quale l'autrice di "Lessico famigliare" rivela alla Fallaci quello che, secondo me, è un avvertimento molto importanti per qualsiasi scrittore e cioè: "Uno non si deve privare della vita sennò a un certo punto si inaridisce e non scrive più niente, lo ricordi".

Ora è davvero tutto!
Ringrazio, come sempre, tutte e tutti voi per la pazienza e l'attenzione e vi do l'arrivederci alla prossima!
Buon pomeriggio e, come sempre, Buona lettura! :)

Con simpatia! :)