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giovedì 25 settembre 2014

La lezione di David Foster Wallace agli esordienti



Salve a tutti!

In questi giorni un dei libri che popolano il mio comodino e la mia scrivania è "Un antidoto contro la solitudine", una raccolta di conversazioni e interviste con David Foster Wallace, lo scrittore, morto suicida il 12 settembre del 2008 e noto al grande pubblico per romanzi quali "La scopa del sistema" e "Infinite Jest".
 In una delle interviste che concorrono a comporre il volume "Un antidoto contro la solitudine", assieme, come ho detto all'inizio, ad alcune conversazioni e ad un ricordo della sorella dello scrittore, un'intervista realizzata da Hugh Kennedy e Geoffrey Polk, David Foster Wallace dà una risposta che secondo me dovrebbe essere tenuta ben presente da quanti intendono dedicarsi alla scrittura ma anche a quanti del mondo della scrittura già fanno parte integrante. Si tratta della risposta alla domanda conclusiva dell'intervista intitolata "In cerca di una "guardia" a cui fare da "avanguardia" - un'intervista con David Foster Wallace".
La risposta, o meglio il brano di risposta, cui alludo è la seguente: "...Per me, il cinquanta per cento delle cose che scrivo sono brutte, punto, e sarà sempre così, e se non sono capace di accettarlo vuol dire che non sono tagliato per questo mestiere..."
Non so voi ma io qui ritrovo una grande capacità di valutazione e di sana autocritica, fatta da uno scrittore che non era, o non è, se si considera che l'opera di David Foster Wallace sopravvive tutt'ora e sopravviverà nel futuro, certo l'ultimo arrivato ma anzi era ed è uno degli scrittori più ammirati del panorama narrativo americano e mondiale. Considero questa risposta un consiglio preziosissimo da tenere sempre presente quando ci si trova a scrivere e, soprattutto, quando ci si trova a sottoporre quanto si è scritto al giudizio altrui, fosse quello di un editore o di un critico, professionista o meno che sia. Troppe volte infatti si incontrano autori che finché ne si parla bene tutto è bello e voi (voi nel senso di commentatori in genere) siete dei sopraffini cultori di cultura ma quando appena appena vi azzardate ad andare un po' in contropelo con i vostri giudizi scadete nella considerazione dell'autore commentato il quale, se vi va bene, vi dice: "Ho letto la tua recensione. Va bene, però..." e qualora, invece, vi andasse male... come si dice in questi casi "caliamo un velo pietoso", tanto se siete incorsi in questo tipo di esperienze sapete benissimo di cosa parlo.

Grazie a tutte e tutti voi per la pazienza e l'attenzione che anche oggi avete voluto dedicare ai miei sproloqui e arrivederci alla prossima!
Buon pomeriggio e, come sempre, Buona lettura!

Con simpatia! :)